Scodinzolano, abbaiano, saltellano felici: quanto torniamo a casa dal lavoro o da un qualunque impegno che ci ha tenuti lontani da lui, è abitudine del cane farci capire quanto gli siamo mancati attraverso le cosiddette “feste”. Questo atteggiamento è molto gratificante e ci fa sentire apprezzati, ma ci siamo mai domandati da dove derivi? Ecco 5 curiosità sulle feste del cane, sul loro significato e su come comportarsi quando diventano incontenibili.
1. Derivano dalla parte “lupesca” del cane
Non è un mistero il fatto che il cane domestico derivi dal lupo. Per questo motivo molti suoi comportamenti – da quelli più istintivi a quelli legati alle necessità sociali – sono influenzati in vario modo da queste origini selvagge.
Sebbene millenni di evoluzione separino i cani dai lupi, anche le feste – così frequenti nei nostri pelosetti – sono un retaggio antico, legato al periodo in cui il lupo trascorreva il proprio tempo in branco, condividendo esperienze e bottini di caccia.
Ancora oggi, quando un lupo si allontana dal branco – solitamente per svolgere l’attività venatoria – al rientro viene accolto con un’intensa emozione, che si manifesta attraverso uggiolii, scodinzolii ed effusioni di vario tipo. Un simile comportamento si può notare nei cani, che al nostro rientro o all’arrivo di ospiti faticano talvolta a contenere tutta la loro euforia!
2. Le feste sono un vero e proprio rituale

Ai nostri occhi sono semplicemente un’espressione di affetto e dolcezza, ma le feste sono molto più di questo. Quando i nostri pelosetti ci salutano con saltelli e coccole, stanno mettendo in atto – ovviamente in modo istintivo e inconscio – un vero e proprio rituale di accoglienza, fatto di gesti molto specifici.
Come i loro progenitori, i cani si avvicinano per accoglierci nuovamente nel branco, con atteggiamenti di subordinazione: scodinzolano, piagnucolano e cercano di saltarci addosso per leccarci la faccia, assumendo un comportamento che può sembrare addirittura infantile. Quando i lupi tornano dalla caccia, infatti, i cuccioli si avvicinano a loro per accogliere il cibo, che viene premasticato dagli adulti e condiviso tramite la bocca.
Ovviamente, lo stesso non avviene tra umano e animale (sebbene anche i sapiens mettessero in atto pratiche simili per sfamare la prole) e alla base delle feste non c’è una ricerca di cibo, ma una parte di queste abitudini hanno lasciato una traccia nell’etologia del cane, che così facendo riesce anche percepire nuovi odori, e a capire dove siamo stati e cosa abbiamo fatto (e soprattutto se abbiamo osato coccolare altri pelosetti!).
3. Le feste non sono solo un segnale di felicità
A un primo sguardo, lo sfrenato entusiasmo con cui i nostri cani ci accolgono potrebbe sembrarci un atteggiamento felice del tutto positivo. La questione tuttavia è molto più complessa di così.
La separazione dal branco è un evento innaturale per un cane, che se ne allontana solo se spinto da una forte motivazione e per un breve lasso di tempo. Quando questo accade contro la sua volontà, il pelosetto può subire uno stress, forte o intenso a seconda del suo carattere o del grado di dipendenza nei nostri confronti. Quando dunque non sono abituati ad accettare questo distacco non volontario, le feste possono essere incontenibili ed esprimere un disagio.
Se gli impegni ci tengono per ore lontani dal nostro amico a quattro zampe, è consigliabile fare qualcosa per alleviare l’ansia da separazione e la noia della solitudine. Possiamo lasciare in casa dei giochi che dirigano la sua attenzione e la sua energia verso qualcosa di costruttivo, come dei masticabili, dei giochi motivazionalio dei giochi educativi. Possiamo inoltre modulare le intense emozioni che il pet prova al nostro ritorno, comportandoci come se il rientro a casa non fosse una situazione straordinaria, ma parte di una normale routine. Accogliamo le feste del nostro pelosetto senza esasperarle, mettendo in pratica – quando queste sono eccessive – delle manovre di contenimento, come approfondiremo nel successivo paragrafo.
4. Vanno accolte, ma anche contenute
Un cane in preda all’entusiasmo nei nostri confronti o verso degli ospiti che varcano la soglia di casa può essere incontenibile, se non addirittura potenzialmente pericoloso. Prendiamo per esempio un esemplare di taglia grande che salta addosso a un bambino: la situazione potrebbe degenerare e portare a spaventi o piccoli incidenti.
Si tratta ovviamente di un comportamento del tutto naturale, da non biasimare, ma che dovrebbe essere moderato, insegnando al cane la pazienza e variando l’intensità del nostro saluto in base alle sue reazioni. Se la situazione è tranquilla possiamo mantenere anche noi un atteggiamento entusiasta, mentre in caso di forte agitazione è meglio evitare di alimentarla, conservando comunque il prezioso rituale d’accoglienza.

Oltre ad abituare il cane fin da cucciolo a una corretta socializzazione, possiamo evitare che salti addosso in modo esagerato ignorando il suo entusiasmo fino a che non si è calmato. Teniamo le braccia conserte per evitare che ci raggiunga e attendiamo, premiandolo con un saluto, una coccola o uno snack quando si siede o dimostra pazienza. Tramite il metodo del rinforzo positivo possiamo inoltre affiancare questa pratica a dei semplici comandi, come “seduto”, “fermo” o “resta”.
Un altro metodo molto efficace è quello di rivolgere le attenzioni del nostro pelosetto verso il cosiddetto target, che può essere un giochino o – ancora meglio – un delizioso snack. Teniamolo nel palmo della mano, per dirigere il muso del cane verso quest’ultimo, ogni volta che il pelosetto sta per saltare addosso. In questo modo potremmo anticipare i suoi movimenti e contenerli.
Iniziamo sempre in modo graduale e in un contesto tranquillo, per poi proseguire l’addestramento in presenza di ospiti. Insegniamo a questi ultimi ad adottare le stesse tecniche di contenimento, in modo che anche loro vengano accolti con delicatezza dal nostro pelosetto, ma manteniamo sempre noi il controllo, attraverso il target.
Ricordiamoci inoltre di non punire o sgridare il nostro cane se non dovesse rispondere positivamente ai primi comandi. Non solo la punizione è un atteggiamento del tutto controproducente, ma rischia anche di alimentare l’ansia dell’animale e di vanificare la sua educazione.
5. Niente feste? Non sempre è un problema
Finora abbiamo parlato di quando il cane fa le feste – talvolta anche troppo intensamente – ma cosa si può dire invece di un cane che non le fa?
Il nostro primo istinto potrebbe essere quello di preoccuparci per la sua salute o temere che il rapporto che ci lega a lui si sia deteriorato, ma è importante non farsi prendere dal panico.
L’intensità delle feste può dipendere dal carattere dell’animale: alcuni esemplari sono più tranquilli, altri potrebbero metterci un po’ di più ad attivarsi quando è il momento di accoglierci (a maggior ragione se sono cani anziani), oppure hanno iniziato a vivere la nostra assenza come qualcosa di normale e routinario.
In caso invece di cambi repentini di comportamento, di un evidente isolamento o di una vera e propria fatica nel raggiungerci per salutarci, possiamo valutare l’idea di rivolgerci a un veterinario o a un comportamentalista, per escludere problematiche fisiche o disagi comportamentali.
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