A volte i comportamenti dei nostri amici a quattro zampe ci sembrano strani, ma in realtà rispondono a esigenze precise, dettate da antichi istinti. Il motore che porta cane e gatto ad adottare un certo atteggiamento viene definito “drive” o, più semplicemente, “motivazione” e si può esprimere in diverso modo. Per assicurare ai nostri pet una vita serena e piena di stimoli, è importante capire il loro punto di vista, adattando i nostri comportamenti ai loro bisogni. Perciò vediamo insieme tutto ciò che c’è da sapere sulla motivazione nel cane e nel gatto!
L’istinto alla base di tutto: cos’è la motivazione?
Sopravvivere e procreare sono i due istinti basilari che muovono le azioni degli animali. Queste esigenze sono scritte nel loro DNA, tramandate di generazione in generazione, e attorno a esse si diramano una serie di comportamenti collaterali che a noi potrebbero sembrare casuali, ma che rispondono a bisogni comuni. Questa è, in poche parole, la motivazione, ossia ciò che spinge cane e gatto a nutrirsi, giocare, correre, socializzare, ma anche ragionare e ricordare le cose.
Sebbene presenti dei tratti comuni da un animale all’altro, la motivazione può variare in base alla specie, alla razza e al temperamento. Gli studi sul comportamento animale rivelano inoltre che questo drive varia in corrispondenza delle diverse fasi di vita di un animale, nonché in base a specifiche situazioni.
L’istinto degli animali tiene anche conto dei costi (ossia il dispendio di energie e gli eventuali rischi) e dei benefici (ciò che si può guadagnare compiendo l’azione, nel breve, medio o lungo periodo). Se i secondi sono più evidenti dei primi, il comportamento viene messo in atto, mentre se l’azione non è considerata vantaggiosa, l’animale preferisce non sprecare energie o impiegarle altrove.
Conoscere le diverse forme di motivazione nel cane e nel gatto ci permette di comprendere il loro punto di vista e offrire loro tutto ciò di cui hanno bisogno, anche in casa!
Qualche esempio di motivazione nel cane e nel gatto

Nella vita di tutti i giorni cane e gatto esprimono in vario modo le proprie motivazioni, simili tra loro, ma spesso caratterizzate da qualche differenza rilevante. Vediamo insieme le più note e significative!
Molti comportamenti canini sono influenzati dalla sua forte tendenza sociale, che lo porta ad aggregarsi alla famiglia e a svolgere delle attività assieme a essa. Si parla in questo caso di motivazione affiliativa e collaborativa. Il gruppo va ovviamente tutelato da eventuali minacce (motivazione protettiva), assieme al territorio a cui il cane appartiene (motivazione territoriale).
Anche al di fuori del proprio gruppo ristretto, il nostro pelosetto ricerca il contatto con altri cani, animali e persone, grazie alla motivazione sociale e comunicativa. Per far sì che questo istinto venga catalizzato correttamente ed evitare lo sviluppo di fobie e problemi comportamentali, è fondamentale che la socializzazione avvenga fin da cucciolo.
Molto forte è anche la motivazione predatoria, mossa dall’istinto più ferale e arcaico del cane, discendente diretto del lupo. La predazione spinge il cane a inseguire soggetti in movimento (che siano oggetti, animali da mandria o gregge, oppure vere e proprie prede vive, nel caso dei cani da caccia).
Il gioco è un ottimo metodo per stimolare questo istinto. I giochi da riporto sono perfetti per spingerlo alla corsa e al movimento, mentre corde, pupazzi di pezza e masticabili simulano l’istante in cui la preda catturata viene stretta tra le fauci dell’animale.
Possiamo nascondere dei premi alimentari in giro per casa o usare un Kong o una snackball (una palla con un vano dove inserire croccantini, snack e creme che il cane dovrà recuperare) per stimolare la motivazione di ricerca, mentre tutto ciò che implica la corsa e le passeggiate risponde a una motivazione cinestetica.

Pur essendo un animale molto diverso dal cane, anche il gatto deve sottostare a simili istinti, sempre volti alla sopravvivenza e alla conservazione della specie. La motivazione predatoria spinge il gatto a dare la caccia alle proprie prede, principalmente con l’obiettivo di nutrire se stesso e la prole, ma anche per il semplice piacere di cacciare. In natura questo istinto si riversa su piccoli roditori, uccellini e lucertole, mentre in casa viene compensato da diversi tipi di gioco, palline e topini, nastrini, bacchette e, in generale, qualunque cosa sia divertente da rincorrere e mordicchiare. Alcuni gatti riescono a sfogare autonomamente questa indole da talentuosi cacciatori, ma l’ideale per la loro soddisfazione e il loro benessere sarebbe giocare assieme a loro, dirigendo la finta preda per simulare i suoi movimenti.
Altrettanto importanti sono la motivazione esplorativa e quella atletica, molto simili tra di loro. La prima fa del gatto un animale estremamente curioso, sempre pronto a indagare sulle novità di un ambiente esterno o interno. Questo istinto porta il gatto a infilarsi in fessure, pertugi, borse e gli irresistibili scatoloni di cartone, dove quest’animale ama anche rifugiarsi per un sonnellino. Posizionarne qualcuno in giro per casa è un’ottima idea per attirare la sua attenzione e stimolare la sua vena esplorativa.
La motivazione atletica invece si riferisce all’istinto di saltare e arrampicarsi ovunque. A differenza di noi umani, i gatti vivono il mondo il 3 dimensioni, facendo dell’altezza un elemento immancabile della propria esistenza. Il mondo esterno offre loro moltissime opportunità in tal senso, soprattutto muretti e alberi. In casa possiamo soddisfare la loro indole da scalatori professionisti con amache, tiragraffi ad albero, cucce posizionate in alto e – se abbiamo un po’ di manualità con trapano i viti – appendendo mensole e percorsi per gatti sulle pareti, per verticalizzare l’ambiente.
Se notiamo il nostro micio impegnato nell’estrarre un giochino da uno spazio chiuso, impiegando una forma di ragionamento, è la sua motivazione solutiva a spingerlo. Questo istinto li porta a risolvere piccoli enigmi per ottenere un vantaggio, impiegando il proprio intelletto. Per tenerli impegnati anche in casa possiamo nascondere bocconcini e giochini in scatole, sotto i tappeti o all’interno di snackball, per fare in modo che il gatto si sforzi per procurarsi il cibo e dare vita a un’attività divertente e molto gratificante per lui.
Anche nel gatto è infine molto forte la motivazione et-epilemetica, evidente soprattutto quando impasta e fa le fusa.
Quando è troppo? La motivazione tra rinforzo positivo e calo di interesse

Sia per il cane che per il gatto, la motivazione può essere impiegata per l’addestramento o il semplice apprendimento. Questo tipo di stimolazione positiva viene molto incoraggiata dagli addestratori e si chiama rinforzo. Attraverso le pratiche di rinforzo positivo, possiamo attirare l’attenzione del pelosetto e fare leva su ciò che desidera per muoverlo ad apprendere un comando o a compiere un’azione.
Il premio ottenuto in cambio può essere uno snack o un gioco – che assumono il ruolo di preda – oppure una gratificazione verbale e affettiva, utile soprattutto nel caso di un animale espansivo e sociale come il cane.
A volte però, la motivazione rischia di sfociare in assuefazione, ossia a un eccesso che causa un calo d’interesse, soprattutto nel gioco. Il modo migliore per evitare tutto ciò è variare l’attività quotidiana di cane e gatto, offrendo stimoli sempre nuovi. Quando notiamo nei nostri pelosetti un disinteresse nei confronti di un gioco specifico, evitiamo di usarlo per un po’ di tempo, sostituendolo con qualcos’altro. Dopo un periodo di inutilizzo, possiamo riproporlo, mentenendo così la curiosità sempre alta attraverso la variazione degli stimoli.
Questo è molto importante per scongiurare gli stati di noia nel cane e nel gatto e per ottenere sessioni di gioco gratificanti!
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